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Sabotare le Relazioni. Psicoanalisi dei disturbi di personalità.

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Tutti noi, almeno una volta nella vita, per esperienza diretta o tramite il racconto di qualcuno a noi vicino, abbiamo provato stupore difronte alla capacità che alcune persone hanno di distruggere la propria esistenza, le proprie relazioni, il proprio percorso psicoanalitico e questo tipicamente quando le cose iniziano ad andare bene o a migliorare.

In genere, quando lo stupore lascia spazio al pensiero, ci formiamo l'idea che in quella persona ci siano motivazioni, stati affettivi o difese, in grado si sabotare le relazioni positive, sane, cioè basate sulla fiducia e sull'amore, sostituendole con comportamenti e atteggiamenti distruttivi o autodistruttivi.

 

In una revisione sistematica e approfondita sull'argomento, Gazzillo (2012) riprende il concetto di Sabotatore Interno (coniato da Fairbairn nel 1952) per descrivere quelle condizioni di sofferenza in cui “persone sabotate [...] mostrano in modo chiaro di soffrire per il fatto che percepiscono, dentro di loro, una forza che le spinge a rovinare tutte le relazioni importanti quando diventano troppo intime o mettono in luce la loro fragilità, o a sabotare se stesse proprio quando le possibilità di successo e crescita psichica diventano più concrete” (Gazzillo, 2012, p.7).

 

Secondo Gazzillo (2012), la comprensione psicoanalitica di questi fenomeni, porta a identificare i sabotatori interni con "organizzazioni patologiche di personalità”.

Tali sistemi interni possono essere intesi come: “una parte scissa della psiche costituita da un Sé infantile, sofferente e aggressivo, che dipende in modo patologico o è identificato con uno o più oggetti antievolutivi. La relazione tra il Sé e questi oggetti interni è connotata da sentimenti di onnipotenza, idealizzazione ed erotizzazione della sofferenza e dell'aggressività che la pervadono” (p.155).

 

Gli aspetti che possono segnalare la presenza di un'organizzazione patologica di personalità sono:

  • un orientamento interpersonale onnipotente e aggressivo, che porta al ritiro in un mondo fantastico connotato da distruttività idealizzata o erotizzata (tipicamente presente in pazienti paranoidi e schizoidi);

  • piacere connesso alla manipolazione e al pervertimento delle relazioni connotate da fiducia, amore e dipendenza (come nelle personalità antisociali e in quelle sadomasochistiche);

  • svalutazione della fragilità e del bisogno di dipendenza propria e altrui (tipica dei pazienti narcisistici);

  • sessualizzazione aggressiva di relazioni di cura (riscontrabile in alcuni pazienti istrionici);

  • piacere e senso di potenza connessi a stati alterati della coscienza (come nei pazienti borderline e nelle dipendenze da sostanze).

La ricerca sui fattori eziologici che portano allo sviluppo di organizzazioni patologiche di personalità identifica le esperienze traumatiche precoci, occorse nell'ambiente affettivo primario (in genere la famiglia di provenienza) come la causa principale (Lyons-Ruth et al. 2009).

La letteratura clinica ed empirica riconduce queste esperienze traumatiche a situazioni diverse e spesso collegate tra loro:

  • separazioni precoci e prolungate dalle figure di attaccamento;

  • abusi fisici, emotivi o sessuali;

  • figure di attaccamento con problematiche psichiche gravi che si manifestano in comportamenti spaventati o spaventanti, contraddittori o disorientanti, con conseguenti distorsioni sistematiche nella comunicazione;

  • difficoltà nella regolazione affettiva delle figure di attaccamento che portano a fallimenti continui nella funzione di rispecchiamento emotivo di cui necessita il piccolo.

In altre parole, persone che sono state esposte precocemente a intensi e soverchianti livelli di angoscia, sono portate a dissociare (vedi un mio precedente articolo sulla Dissociazione) cioè a separare dal resto della propria personalità, una parte di psiche legata al trauma e costretta ad adattarvisi attraverso difese primitive come: l'onnipotenza, l'idealizzazione e il trasformare il dolore in piacere.

Questa parte rabbiosa e sofferente della personalità, che in genere convive con un'organizzazione di personalità sana e più o meno sviluppata, si attiverebbe nei momenti in cui il soggetto prova ad impegnarsi in attività costruttive basate sull'amore di sé, sulla fiducia e sulla dipendenza fisiologica dagli altri.

 

L'opera di sabotaggio sembra preservare un equilibrio psichico statico in grado di contrapporsi ad ogni cambiamento evolutivo: sia quando la parte sana della personalità potrebbe rafforzarsi (ad esempio in presenza di relazioni buone), sia quando la parte patologica potrebbe indebolirsi (ad esempio durante il percorso psicoanalitico).

 

In questo modo il sistema di attaccamento della persona, basato sulle figure traumatizzanti dell'infanzia che hanno contribuito a strutturare la parte di personalità patologica, viene protetto in quanto unica fonte di sicurezza e stabilità. Metterlo in discussione produrrebbe un'incertezza riguardo la propria identità che sarebbe sentita come troppo angosciante.

Ciò che si è vissuto nelle relazioni primarie traumatiche viene così generalizzato in un dato di fatto assoluto, immodificabile e inevitabile, e il senso di incertezza e la possibilità di delusione vengono elusi in base al principio che una certezza è più rassicurante di un'incertezza […] E' evidente che questa operazione permette di acquisire un senso illusorio di controllo sulla realtà” (ibidem, p.169).

 

Come psicologo e psicoterapeuta, penso che il trattamento di pazienti dominati dalla tendenza a sabotare le relazioni sane ed evolutive sia particolarmente complesso. Il terapeuta dovrebbe farsi interprete di due visioni del mondo diverse e opposte, non sempre chiaramente differenziabili, che abitano la psiche del paziente: una relativamente sana e una patologica.

Questo è ciò che accade nella psicoanalisi interpersonale, in cui la relazione tra analista e paziente diventa il campo attraverso il quale si può differenziare il passato dal presente, il mondo interno dal mondo esterno, la fantasia dalla realtà e questo per arrivare a superare la sofferenza legata ai vissuti traumatici che continuano ad avvelenare l'esistenza della persona.

 

Bibliografia

 

Fairbairn, W.R.D. (1952). Studi psicoanalitici sulla personalità. Bollati Boringhieri, Torino (1985).

 

Gazzillo , F. (2012). I sabotatori Interni. Raffaello Cortina, Milano.

 

Lyons-Ruth, K., Dutra, L., Shuder, M.R., Bianchi, I. (2009). Il legame tra disorganizzazione dell'attaccamento in età infantile e dissociazione in età adulta, in: Trauma e Relazione, a cura di Williams, R. Raffaello Cortina, Milano (2009).

 

 

 

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